Liberidiresistere

per non dimenticare

Bellero scrive a Dante Faccenda

Un vivo ricordo con “provocazione” finale… tutta da commentare. Grazie

bellero4

Hallandale Beach, Florida 23 aprile 2009

 

Carissimo Dante,

Il mio computer, come le belle donne, ogni tanto fa i capricci. Nel caso ti fossero arrivati messaggi parziali dimenticali.

 Tra pochi giorni ricorrerá il 25 aprile. Quest’anno, per ragioni di salute, lo celebrerò qui negli USA. Dopo l’operazione chirurgica dell’11 dicembre scorso ho iniziato un pesante trattamento di chemioterapia presso il Mount Sinai Hospital di Miami Beach: questo durerá fino a giugno. Spero di stare meglio, e infatti giá ho avuto molti benefici dalle cure. Ho prenotato un volo Miami-Roma con arrivo il 15 agosto, mattina. Ritornerò qui nel sud della Florida il 14 settembre. Si vedrá allora se continuare la chemioterapia.

Alcuni ricordi di tempi lontani. All’inizio di marzo 1944 si verificarono pesanti attacchi da parte di reparti tedeschi e militari della RSI al fine di liberare certe zone del Piemonte dai partigiani che le avevano occupate. La grande offensiva non ebbe successo e i partigiani, talvolta con perdite di un certo rilievo, alla fine rimasero in possesso dei loro caposaldi. Ricordo bene che in quel tempo si vedevano molti fazzoletti azzurri (militari autonomi) e verdi (Giustizia e Libertá): pochi i fazzoletti rossi di garibaldini e brigate Matteotti.

Il 25 aprile  occupammo Asti, senza resistenza alcuna,  ed il giorno successivo ci recammo a Torino dove regnava il caos. Infatti tutti sparavano contro tutti. Arrivammo da Pino Torinese e lasciammo gli autocarri in Corso Casale, poi procedemmo a piedi per via Vanchiglia, entrando nei porticati della Prefettura utilizzando il passaggio dei trams. Avevamo l’ordine di occupare e presidiare la Prefettura stessa e il Palazzo Reale. Fummo accolti da nutrite scariche, provenienti dall’albergo Nazionale e dalla “Torre Littoria”, sul lato opposto di Piazza Castello.

Noi avevamo tutti l’uniforme inglese sulla quale non portavamo fazzoletti pertanto potevamo esse scambiati per reparti di un esercito regolare. Piazzato il cannone da 45 anticarro sotto il portone di Palazzo Reale, sparai 3 colpi contro la torretta superiore del “Grattacielo”. Questi la perforarono, senza scoppiare, e passarono oltre. Nello stesso tempo con i Bren si sparava contro l’albergo Nazionale e con una bazooka qualcuno diresse un proiettile contro la cupola di San Lorenzo.

All’improvviso tutto tacque: a poco a poco chi ci aveva sparato addosso, un forte reparto di GAP (Gruppi di Azione Partigiana), uscì dagli edifici ed occupò il Palazzo Madama, alzando una bandiera rossa. Noi, nel frattempo, avevamo issato sulla Prefettura la bandiera del Regno d’Italia.

Poco dopo fui investito dalla furia del Canonico Bosso, rettore della Chiesa di San Lorenzo, che mi conosceva essendo stato mio professore di religione, il quale lamentava la presenza di un proiettile inesploso nella chiesa. Andai con lui nella basilica e scoprii che era stato usato il proiettile giallo, anticarro. Questo se non urta una lamiera o un ostacolo rigido non scoppia: era entrato attraversando una vetrata. Constatato che il proiettile si era diviso e che il detonatore era separato dalla carica, lo presi sotto un braccio, tra le espressioni di raccapriccio del Canonico, e lo buttai in una discarica stradale di acqua piovana. Buttai in un’ altra discarica il detonatore.

 Tornando in Prefettura dovetti passare attraverso una calca di gente con fazzoletto rosso che si stava ammassando in Piazza Castello. Furono collocate sentinelle tra i monumenti a Castore e Polluce e nessuno fu autorizzato ad entrare in Palazzo Reale.

 Le truppe alleate arrivarono, se ben ricordo, il 29 aprile. Il 30 aprile tutti i reparti del Gruppo divisioni alpine comandato da Enrico Mauri presenti a Torino sfilarono per Via Roma, Corso Vittorio, Corso Re Umberto, Piazza Solferino, Via Pietro Micca, ritornando al Palazzo Reale. La sera rientrammo al luogo di origine, noi ad Asti, altri a Cuneo ed Alba. Non partecipammo alle manifestazioni del 1°  maggio, alle quali attesero migliaia di fazzoletti rossi (visti poco durante i 18 mesi di guerra!).

Buon 25 aprile e buon 1°  maggio! Queste feste arrivano con la Primavera, la stagione che porta la vita e la luce dopo l’inverno; dovrebbero essere portatrici di serenitá e  di pace. Si dovrebbero celebrare sopra tutto per festeggiare la riconciliazione definitiva tra tutti gli italiani dopo 64 anni. La Germania ed il Giappone, che hanno scatenato guerre crudeli, sono stati reintegrati nel consorzio delle Nazioni civili e libere. In Italia non tutti sono d’accordo a considerare finita una guerra civile sviluppatasi, al tempo dei nonni o bisnonni, per cause e circostanze che non esistono più. Forse è vero quanto disse lo storico De Felice: il Fascismo ci ha lasciato solo un erede che si comporta da fascista: l’antifascismo.

Un abbraccio,

Dedo

aprile 28, 2009 - Posted by | Festa del XXV aprile, news | , , , ,

1 commento »

  1. Credo che Dedo, data la sua allora giovane età non sapesse, come tantissimi combattenti per la libertà, quanti e dove fossero i “fazzoletti rossi”, stante le rispettive zone d’influenza, alcuni vicini come nel canellese e nell’oltre Tanaro con Rocca e Lajolo, oppure lontane come nel biellese ecc. Per altro, non mi sorprende, anche se non condivido affatto, la considerazione ultima della sua lettera: perfettamente in linea con il pensiero badogliano e assonante con la linea ideologica del contradditorio Edgardo Sogno. Provate a leggere “La Franchi – Storia di un’organizzazione partigiana” oppure “Guerra senza bandiera”. Potremo fare un bella discussione su quel personaggio…che ovviamente a fatto proseliti sparsi ora sotto le più varie bandiere.
    Ciao

    Commento di Renato | aprile 29, 2009 | Rispondi


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