Liberidiresistere

per non dimenticare

25 aprile 2010 – intervento di Angelo Quinterno

ASSOCIAZIONE      “FRANCO    CASETTA”

INTERVENTO DEL 25 APRILE 2010

Parlo a nome della neo costituita ASSOCIAZIONE “FRANCO CASETTA” che è diretta emanazione del gruppo spontaneo di supporto dell’Associazione partigiana TONIO FERRERO nato circa due anni or sono.

L’Associazione TONIO FERRERO, tuttora esistente, a norma di statuto raccoglie fra le sue fila gli ex combattenti della 23^ Brigata Partigiana Canale.

Il gruppo spontaneo di supporto, nato da circa due anni, ha deciso dopo vari incontri, di costituirsi ufficialmente in associazione, di dotarsi di uno statuto e di un organo di amministrazione al fine di regolarizzarsi e di adottare una struttura in grado di reperire risorse per realizzare le iniziative volte a tramandare e rinvigorire la memoria della lotta partigiana e dei principi di democrazia e libertà.

La costituzione ufficiale è avvenuta il giorno 9 gennaio presso la biblioteca comunale ed ha visto la partecipazione di 24 persone che hanno sottoscritto l’atto fondativo.

I motivi principali che hanno portato molte persone a frequentare e costituire la neonata associazione, sono quelli della condivisione dei principi e degli ideali di libertà e democrazia che hanno caratterizzato la lotta partigiana, mantenere viva l’eredità storica dei suoi protagonisti, preservarla, difenderla, per tramandarne alle generazioni future i valori. Libertà e democrazia sono i principi fondanti del nostro convivere civile, ben espressi nella nostra carta costituzionale, che rappresenta la migliore sintesi di tutto quanto conquistato nel corso della lotta di liberazione dell’Italia dall’oppressione nazi fascista.

L’invito ad aderire è stato rivolto sia a coloro che hanno avuto parenti testimoni attivi della Lotta per la Liberazione sia a coloro che hanno come propria convinzione personale la tutela della memoria legata a quel passaggio fondamentale della nostra storia repubblicana che è riconosciuto nella storiografia ufficiale come RESISTENZA.
L’associazione è aperta a tutti coloro che intendono condividerne i principi fondativi, è apolitica ed apartitica, ma pone come fondamento ineludibile la condivisione dei principi di cui ho appena sopra accennato.Il gruppo è variegato e frequentato da molte persone, anche non di Canale, che hanno appr ezzato lo sforzo profuso per la tutela della memoria storica e le iniziative intraprese in questo senso che sono state numerose, partecipate e molto costruttive.

L’Associazione porta il nome di Franco Casetta, partigiano originario di Canale e trucidato dai fascisti in Canale il 6 agosto 1944 nella zona di via Torino.

Perché Franco Casetta:

perché è un canalese,

perché è morto per mano fascista;

perché è morto a Canale;

per la sua statura morale.

CENNI BIOGRAFICI:

Franco Casetta, nato a Canale il 10 Maggio 1919, assassinato dai fascisti a Canale il 6 Agosto 1944.

Egli nacque in una famiglia molto stimata e crebbe con un’educazione profondamente cristiana. Dopo la Licenza Ginnasiale, nel 1940, si arruolò volontario della Guardia di Finanza raggiungendo il grado di Vice Brigadiere.

L’Armistizio dell’8 Settembre lo colse di stanza con la sua Compagnia in Albania, dove non si sottomise ai tedeschi, ma con tutta la Compagnia si unì alla Resistenza Albanese con l’intento preciso di rientrare in Italia.

All’inizio del 1944 rientrò in Italia ed immediatamente si unì ai primi Partigiani che operavano in Val Casotto con le Formazioni Partigiane del Comandante Mauri con il nome di Battaglia “Tenente Franco”. Rientrò poi a Canale nel mese di Luglio su sollecitazione dei fratelli Nino ed Enzo Faccenda ai quali era legato da una salda amicizia.

Entrò quindi nella 23^ Brigata Canale.

Nel pomeriggio della Domenica 6 Agosto 1944 un’auto, con a bordo Gianni Alessandria, Pietro Mancuso, Franco Casetta, Nino Faccenda e Giuseppe Barbero, lasciò la base partigiana sita nella frazione Sanche di Vezza d’Alba per recarsi ad una importante riunione ai Piloni di Montà dove sarebbe stata discussa l’entrata della Brigata Canale nelle Formazioni Giustizia e Libertà e l’assegnazione del comando della Brigata al Casetta.

Giunti a Canale si fermarono in via Torino davanti alla casa di Giovanni Toso per accordarsi con lui in quanto rappresentante del C.L.N. della zona. In quello stesso istante sopraggiunse alle loro spalle un camion di militari fascisti; ne nacque un conflitto a fuoco durante il quale Gianni Alessandria venne colpito a morte, Mancuso venne ferito e fatto prigioniero (fu poi impiccato a Carignano il 7 Settembre). Barbero e Faccenda riuscirono a dileguarsi forzando il portone della casa di Toso. Franco Casetta, corse lungo il viottolo verso il Rio, ma fu ferito ad una gamba e quindi arrestato. Dopo un pestaggio lo trascinarono in Via Torino dove fu giustiziato.

Egli lasciò un testamento datato 31 maggio 1944 che pare essere una tragica nemesi e che ora vi leggo:

“…Con mente serena e animo tranquillo, pensando di poter incontrare sul campo morte onorata, per la causa che ho sempre ritenuta giusta e santa, o di dover confessare la mia fede di italiano di fronte ad un plotone di esecuzione, prego Iddio innanzitutto di concedermi la stessa forza e lo stesso coraggio con cui sono caduti tanti Eroi e tanti Martiri d’Italia in tutti i tempi.

Ringrazio la Provvidenza di avermi fatto Cristiano e Italiano, di avermi dato modo di testimoniare con il sangue l’affetto sviscerato che nutro per la mia Patria. A tutti raccomando di non piangere la mia morte, perché offenderebbero i miei sentimenti di oggi e la mia memoria di domani, lo mi sento orgoglioso di poter dare la mia opera e la mia vita per la Patria, per un migliore e immancabile avvenire del mio Paese. Se con il cambiare dei tempi fosse possibile, desidererei che le mie spoglie riposassero a Canale, nella tomba di f­amiglia, unendomi così oltre alla vita a coloro che, nella vita, mi furono vicini e legati ad affetto più vivo. Se mi facessero i funerali, li desidero umili, senza fiori, possibilmente con la “mia spoglia avvolta nel tricolore, ben alto e visibile il mio cappello Alpino di Fiamma Gialla. Non si faccia l’appello del mio nome, che non conta, ma si legga ad alta voce, di fronte a Dio ed agli uomini il mio Giuramento Militare, cui per mantenermi fedele sono lieto e contento di morire. Sia il mio sangue un richiamo per tutti i connazionali ad unirsi per ricostruire quello che è rovinato e costruire quello che ancora non si è fatto.

A tutta la mia famiglia, i miei parenti, gli amici e compagni il mio grazie, le mie scuse, il mio saluto più affettuoso”. Viva l’Italia

Canale, 31 Maggio 1944 – ore 23,45 V. Brig. Franco Casetta della Regia Guardia di Finanza

Il gruppo ha ritenuto giusto intitolare l’Associazione a Franco Casetta sia perché fu uno dei martiri delle bande partigiane e della Brigata Canale sia per le sue qualità umane che trapelano dalle parole che ho appena letto.

Rivolgo un invito a tutti coloro che si riconoscono nei valori della Resistenza, a partecipare alle iniziative organizzate dal gruppo, perché è fondamentale che la nostra storia non sia dimenticata e tanto meno manipolata per biechi fini politici e di consenso.

Chi scelse di stare dalla parte della libertà non può essere confuso, pur nel rispetto umano della morte, con chi combatté per la negazione della medesima.

A proposito dell’importanza della conoscenza del valore della memoria, concedetemi di citare alcune righe tratte da un articolo de La Stampa del 23 aprile nel quale a proposito di questi argomenti si afferma –“ come la storia di ogni altra Nazione, la nostra ha ospitato orrori ed eroi, la deportazione dei briganti meridionali nelle fortezze alpine, ma anche il sacrificio di tanti giovani morti con l’Italia sulle labbra. Meriterebbero di essere ricordati con più rispetto: per la lingua e la memoria di un Paese che non farà mai i conti con il suo passato fina a quando continuerà a oscillare fra il revisionismo e la retorica”.

La nostra libertà deriva dalla nostra storia, se oggi ce l’abbiamo è grazie alla lotta partigiana, è quindi nostro dovere mantenerne viva la memoria, per fare sì che la libertà che ci è stata data e che è nata dal sacrificio di giovani combattenti morti con l’Italia sulla bocca, non sia considerata come un fatto acquisito, ma come una cosa che ci dobbiamo meritare e che abbiamo l’obbligo di tutelare anche mantenendo vivo il ricordo dei fatti e della nostra storia.

Viva il tricolore, viva l’Italia, viva la Costituzione, viva la Resistenza e viva la libertà.

Grazie.

maggio 5, 2010 - Posted by | Festa del XXV aprile | ,

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