Liberidiresistere

per non dimenticare

Venticinqueaprileduemiladodici

C’è una cosa che voglio raccontarvi: è una storia di cui tanti hanno già parlato, su cui si è già detto e scritto molto. Tante voci e tante parole, a tal punto che c’è chi ne ha stravolto il significato, chi invece la nega, chi ne rivendica la paternità… e chi, invece, sa semplicemente che è una storia che appartiene a tutti, ognuno con il suo punto di vista e le proprie sensazioni personali. E’ la Storia (rigorosamente, con la prima lettera maiuscola) del 25 Aprile.

La mia versione è quella ancora calda e viva, e parla di come ha preso forma in questo difficile 2012. Da diciassette anni, ossia da quando conosco l’amico Paolo Pasquero, vivo questa ricorrenza come una tappa obbligata del mio calendario e della mia vita. Guardo la carta d’identità, e scopro che ero davvero piccolo piccolo quando tutto iniziò. Ricordo quando Luca Sibona mi invitò a prendere parte all’organizzazione dei 50 Anni dalla Liberazione, in nome di una fiducia che non credo di avergli mai ripagato abbastanza. Mi vengono in mente le prime volte alla Rocca, la casa di Paulin zeppa di libri, dossier, pagine e foto che raccontavano (e raccontano!) la vita del nostro Paese e di quella che è poi diventata la nostra Città di Canale: allora respiravo dai più anziani il sapore di leggenda vivente che circondava “Pasquerot”, la persona cui don Angelo Conterno, parroco dell’epoca, rinviava ogni volta che un forestiero voleva sapere qualcosa in più sul nostro passato. Per questo motivo, mi diverte ancora lo stupore di tutte le persone che imbroccano per la prima volta via Melica per salire verso questa casa: solo dopo sapranno che ad aspettarli c’era una Persona ospitale ed empatica, che non tiene il suo sapere per sé ma ha un bisogno quasi compulsivo di donarlo agli altri. “Un vulcano”, come lo avrebbe definito Teo De Luigi che proprio a lui si rivolse per preparare il suo documentario su Duccio Galimberti. “Un motore”, secondo la dizione dell’amico e compagno di lotta Nino Ebana. Senza piaggeria, e basandosi solo sui fatti concreti, a Canale la storia della Resistenza è lui.

Non divaghiamo: in questi anni ho scoperto ed ascoltato più volte, sempre con nuovi dettagli, gli aneddoti ed i perchè della Lotta di Liberazione nel nostro Roero. A partire dall’esperienza del video “Scarpe Rotte” (ero il più piccolo della “brigata” di operatori e, per questo, anch’io mi sento un po’ “staffetta”) ed in tutte le occasioni di festa, in questo ambito ho conosciuto molte persone che conobbero quei fatti. In molti ci hanno lasciato per il naturale andare delle cose: mi sono però rimasti il loro ricordo ed il bisogno di fare qualcosa per tramandarne la memoria. Una sorta di dovere, in cui l’elemento più difficile è trovare i giusti strumenti per mettere in pratica le intenzioni. Da soli è pressochè impossibile: per il sottoscritto, da solo e con tutti i suoi limiti, sarebbe stato addirittura fantascienza.

Se qualcosa di tutto questo è possibile, è solo grazie allo stesso Paulin ed alla nostra associazione “Franco Casetta”: è grazie a Beppe ed agli altri numerosi componenti della famiglia Pasquero, a Luca, a chi come Laura Cordera, Marco Castella e Luigi Urgnani si sta facendo in quattro per il progetto di archiviazione del “corpus documentale”. E’ grazie alle nostre insegnanti, a Tiziana Mo, a Silvy Sigliano, a Franca Destefanis, a Manuela Quaglia, a personalità autorevoli come Dante Faccenda, a giovani come Emanuele Bevione & C., a figure di indispensabile supporto come Giusi Bono ed Angelo Quinterno, ed a quelli che sono entrati in contatto con noi pur giungendo da fuori Canale: personalità come Renzo Paglieri, che hanno creduto nell’idea, aggiungendo massa critica ed autorevolezza agli scopi societari. Andiamo avanti dal 2010, anno in cui abbiamo firmato quella cambiale in bianco che ci impegna a mantenere vivi ideali e ricordi della Resistenza: se non lo dobbiamo fare con il fucile in mano come 70 anni fa, lo dobbiamo solo ai nostri “maggiori” che avevano lottato per una Costituzione ed una Pace duratura. Non buttiamole via.

Venivamo da un 2011 “nero”: un’edizione della Festa della Liberazione mutilata a causa della sua concomitanza della Pasquetta (sic!) e da tante defezioni importanti. Per amor proprio, e per rispetto dei motivi da cui nasce il 25 aprile, abbiamo cercato di ribaltare la situazione… come in una partita doppia in cui c’è l’andata ed il ritorno, si è cercato insieme di risentirci a casa e di giocarcela tutta all’ultima mano (sì, alla Ivano Fossati nella sua “Canzone Popolare”).

E dire che anche in questa edizione le cose sembravano aver preso una brutta piega: l’ingaggio dell’amico professor Boccalatte nelle vesti di oratore, assicurato per tempo, era “saltato” per motivi di forza maggiore. A proposito: un abbraccio di solidarietà a questo nostro collaboratore, a suggello di tutto quanto ha fatto e potrà fare con noi.

L’esperienza rammenta come l’oratore ufficiale sia un fattore-chiave, per questa celebrazione: in un programma ormai saldo nella sua forma, da qui passa il successo che si misura in capacità di ricordare un’edizione o un’altra del 25 aprile canalese. C’era bisogno di qualcuno autorevole, “esterno” alla nostra realtà ed all’associazione e capace di tradurre in parole la memoria nel suo senso più elevato. E’ successa allora una cosa che dimostra, in un certo senso, il grado di coesione tra noi: quasi senza parlarci in via preventiva, ci balza in mente lo stesso nome e cioè quello di Fabio Bailo. Per me, un amico di vecchia data ed uno studioso di assoluto rispetto nonostante la giovanissima età (è della classe del 1976, ndr): Direttore dell’Istituto Storico di Bra, Presidente del Consiglio Comunale della sua città e, da un po’ di tempo, dottore presso l’Università del Piemonte Orientale. Dopo un rapido consulto con Beppe e Marco, mi incarico di contattarlo: una vera e propria “missione nella missione” a causa della sua agenda fittissima, ma che va a buon fine. Parafrasando l’introduzione al suo discorso fatto mercoledì, e che la dice lunga sul suo parlar forbito ed elevato, mi dice che la proposta di intervenire a Canale in questa occasione “vellica il suo ego mastodontico”: è il suo modo di dire sì, ed il cuore mi si riempie di gioia. Quando ottengo l’esito, mi precipito a chiamare Beppe senza guardare l’ora, scoprendo che sono passate le dieci e mezza di sera: ho imparato la prima lezione di Paulin, ossia “condividere” ciò che riguarda la storia, e lo capisco solo in quel momento.

Da lì, procediamo come un cingolo tra la terra invernale tutta da trinciare: il fatto di avere le spalle coperte nel punto focale della ricorrenza ci dà la forza per andare oltre, e tutto ci sembra più facile. Con un contatto “a tenaglia”, ma benevolo, riusciamo a fare ancora squadra nella proposta di coinvolgimento dei ragazzi delle scuole: otteniamo l’ok del Dirigente Scolastico ad un intervento ufficiale, che grazie a maestre fidate come Franca diventa poi quel susseguirsi di emozioni portato sul palco dell’Anfiteatro mercoledì scorso. Non so immaginarmi mentre, al microfono, dicevo di essermi commosso: tutto vero. Quei ragazzini arrivati lì con le loro poesie, i loro aforismi ed i loro strumenti… bè, mi hanno toccato “dentro” e rappresentano davvero il futuro. Tra qualche anno, spero, saranno lì insieme a noi per continuare l’opera.

La musica. E’ il dettaglio non secondario di ogni festa: perchè se la musica è vita e la vita è libertà, il cerchio si chiude subito. A Canale abbiamo una fortuna: nonostante le divise pompose ed un po’ kitsch, la Filarmonica di Santa Cecilia è un gruppo che sta diventando importante grazie alla passione dei suoi elementi. Avevo già sondato il terreno con il Maestro Igor Marino, uno che vive per le sette note: parlando di tutt’altro, mi aveva annunciato che il 25 aprile di quest’anno sarebbe stato un altro giorno clou per questo ensemble perchè avrebbero fatto il loro ingresso alcuni nuovi membri provenienti dal vivaio. Li vado a trovare durante una delle loro prove, sull’attico del Municipio allestito a questo scopo: trovo altri amici come Marco Damonte e Gianni Cerrato, oltre che lo stesso Marino, i quali mi confermano piena disponibilità per una festa degna di questo nome. Ci scappa anche l’ok ad un intervento musicale in corso di Santa Messa, con i brani attinti a piene mani dal repertorio bandistico-liturgico del Corpus Domini: anzi, a questo punto il livello di motivazione è tale che sembra che siano loro a fare l’andatura, ad andare più forte per dare il giusto livello alla manifestazione. Aggiungo solo che ogni applauso, il 25 aprile e a tutti i loro show, è più che meritato.

Non manca poi l’appoggio istituzionale, necessario per dare il giusto tono di ufficialità: la Città di Canale si fa trovare pronta per l’allestimento dell’Anfiteatro e del rinfresco in Municipio, oltre che con la presenza fisica ed attiva del sindaco, della Giunta e degli amministratori. E’ proprio questa la quadratura del cerchio: in una Festa Nazionale, ritengo che la partecipazione delle autorità sia un elemento imprescindibile e porto la mia riconoscenza al Commendator Silvio Beoletto, agli assessori ed ai consiglieri per essere stati partecipi di questo evento. Anche questa è un’iniezione di fiducia, e fa ben sperare per le collaborazioni che potranno instaurarsi in futuro per la cura della nostra storia, della nostra identità comune di canalesi, roerini e portatori sani di memorie.

Dicevamo “partecipazione”, che ha preso davvero forma con l’intervento di soggetti quali gli Alpini, l’Arma, la sezione locale dell’Associazione nazionale Carabinieri (a proposito, grazie al Sotto Tenente Francesco Di Giovanni che ha curato sfilata e cerimoniale) ed il loro Nucleo di Protezione Civili, i “Nonni Vigili”, la piccola ma onorevole delegazione dei Bersaglieri, la Parrocchia di San Vittore, la Polizia Municipale e le autorità che sono partite dagli altri paesi per venire qua, a Canale, per festeggiare insieme a noi una data così pura, semplice ed essenziale per la nostra Italia…. e soprattutto, la gente più impensata che è uscita di casa per prendere parte a questa giornata.  Non so quante volte ho detto “grazie”, mercoledì scorso: mi sento di dirlo ancora e ancora fino al prossimo anno e per le prossime occasioni in cui ricordare sarà un preciso dovere.

Paolo Destefanis

aprile 29, 2012 - Posted by | Festa del XXV aprile | , , ,

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